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Energia

Tajani: al mercato energetico serve una marcia in più

Tajani: al mercato energetico serve una marcia in più
Il vicepresidente della Commissione Ue ha esclude un innalzamento al 30% dell'obiettivo di riduzione di Co2.

Gianluigi Torchiani - Energia24.com

23 Febbraio 2011

Le scelte europee in tema di sviluppo sostenibile, di liberalizzazione e integrazione dei mercati e di innovazione tecnologica hanno un impatto crescente sulle decisioni pubbliche nazionali e locali e costituiscono il presupposto per politiche di rilancio della competitività nella Ue.

Per affrontare la portata di questa sfida, lo Iefe Bocconi e la Commissione europea hanno dato vita al “Forum sulla politica europea per l'energia l'ambiente e la competitività”, una serie di incontri a porte chiuse che coinvolgeranno esperti, rappresentanti di istituzioni e stakeholder.

Il vicepresidente della Commissione europea, Antonio Tajani, durante il primo appuntamento incentrato sul futuro del mercato elettrico, ha fatto il punto sulle sfide che attendono il mercato europeo dell'energia: «Siamo di fronte a una vera e propria rivoluzione industriale, paragonabile a quella della seconda metà del XVIII secolo legata ad alcune invenzioni, quali la macchina a vapore - ha detto Tajani -. Come allora, anche l'attuale graduale uscita dal carbone e dal petrolio si basa su ricerca e sviluppo e innovazione. La posta in gioco sono i mercati emergenti e la creazione di centinaia di migliaia di nuovi posti di lavoro qualificati. I 251 miliardi di dollari investiti nel 2010, con un raddoppio rispetto al 2008 nonostante la crisi, e l'affermazione della Cina come nuova regina dell'energia verde con 51 miliardi di investimenti e relativo sorpasso delle Americhe e dell'Europa, ci danno un'idea della competizione che si è aperta per la leadership sulle greentech. La politica industriale Ue punta a difendere questa leadership partendo dalla realizzazione di un vero mercato europeo dell'energia».

Ricordando le conclusioni del primo Consiglio europeo sull'energia dello scorso 4 febbraio, Tajani ha spiegato che «È emersa al massimo livello una forte volontà politica di accelerare l'apertura e integrazione del mercato da effettuarsi entro il 2014. Con conseguenze essenziali per la competitività Ue, tra cui bollette meno care per le imprese, accesso alla rete dei fornitori di rinnovabili, sviluppo di Smart grid e auto elettriche, maggiore sicurezza di approvvigionamento e creazione di nuovi posti di lavoro».

Il commissario italiano ha però escluso l'introduzione di limiti più stringenti sulle emissioni: «Abbattere la Co2 del 20% entro il 2020 rappresenta un impegno già importante per il nostro sistema industriale, come ha ribadito recentemente anche il commissario Ue all'Energia, Günther Oettinger, è inconcepibile arrivare al 30% in mancanza di un accordo mondiale».

Altro tema di cui si parla con insistenza a livello europeo è quello dell'auto elettrica: nel 2050 ci saranno in circolazione 2,5 miliardi di veicoli a livello mondiale ed è dunque indispensabile trovare un'alternativa ai motori tradizionali. Tajani ha rivelato come l'auto elettrica «sia spinta soprattutto da quei Paesi dove c'è una capacità nucleare in grado di assicurare una sufficiente produzione di energia per il trasporto privato».

La green economy ha però bisogno di liquidità per crescere in fretta: attulamente sono investiti nel Vecchio continente circa 35 miliardi di euro, cifra che dovrà raddoppiare per centrare i target al 2020. Uno strumento su cui fa affidamento la Ue per reperire questo livello di fondi è rappresentato dai project bond, rilanciati nei mesi scorsi anche dal presidente della Commissione europea José Manuel Barroso. Si tratta di speciali titoli obbligazionari il cui rendimento e rimborso dipende soltanto dalla capacità del progetto finanziato di generare ritorni adeguati. Puntando sul loro rilancio, ha concluso Tajani, si può allargare il ventaglio delle opzioni di finanziamento disponibile per molti progetti relativi alle fonti rinnovabili.

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