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Rilancio economico

Tajani: i dieci punti della nuova politica industriale Ue

Tajani: i dieci punti della nuova politica industriale Ue
Il vicepresidente della Commissione europea ha presentato la strategia per l'era della globalizzazione. Obiettivo: 5 milioni di posti di lavoro in 10 anni, di cui 3 nelle Pmi. Giudizi positivi di Confindustria, Governo, eurodeputati.

Maria Palladino

29 Ottobre 2010

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Tag commercio internazionale, competitività, concorrenza, Democrazia, imprese, industria, Società, Sviluppo economico, Valori

«L'industria costituisce una priorità dell'Europa e un presupposto imprescindibile per trovare soluzioni adeguate alle problematiche, attuali e future, della nostra società».
Lo ha dichiarato il vicepresidente della Commissione europea, responsabile per l'industria e l'imprenditoria Antonio Tajani nel corso della presentazione della nuova Comunicazione della Commissione europea "Una politica industriale integrata per l'era della globalizzazione".

Si tratta di un piano strategico che fissa dieci azioni strategiche per la concorrenzialità dell'industria europea, con particolare attenzione alla crescita della piccola e media impresa, alla modernizzazione delle infrastrutture, al settore delle materie prime, alle sfide legate alle industrie ad alta intensità energetica, alla politica spaziale.

L'industria europea, si ricorda a Bruxelles, si sta riprendendo gradualmente dalla crisi finanziaria ed economica degli ultimi anni.
I livelli di produzione industriale restano tuttora al di sotto dei valori pre-crisi di oltre il 10%, benchè il recente recupero sfiori il 10%.

L'industria manifatturiera europea dà lavoro ad un quarto degli attivi del settore privato e un altro quarto è assorbito dal settore dei servizi connessi con l'industria. Inoltre, l'80% di tutte le attività di ricerca e di sviluppo del settore privato si svolge in ambito manifatturiero.
«Ci si dovrebbe adoperare - ha detto ancora Tajani - per far sì che la crescente pressione concorrenziale delle economie emergenti non si fondi su strategie di crescita impostate pesantemente sul protezionismo per promuovere le esportazioni e discriminare le importazioni: si sono infatti osservate tendenze a un uso indebito degli ostacoli non tariffari agli scambi, dei sussidi nascosti, degli appalti pubblici discriminatori, dei trasferimenti forzati di tecnologia, dei tassi di cambio forzosi, associati ad una scarsa attenzione per la protezione sociale e ambientale».

Il piano strategico promosso da Tajani rientra nella strategia Europa 2020 e, secondo il Commissario, contribuirà alla creazione di 5 milioni di nuovi posti di lavoro nei prossimi 10 anni. Di questi «3 saranno nelle piccole e medie imprese - ha detto Tajani - che costituiscono l'anima della sfida della competitività».

Per quanto riguarda l'Italia, la Comunicazione segnala che «la priorità di breve termine è il consolidamento della finanza pubblica» ma guardando al futuro il nostro Paese deve impegnarsi in un «passaggio graduale verso attività a maggiore contenuto tecnologico e innovazione che possono rafforzare la competitività del sistema».

In particolare, fa notare Bruxelles, la produttività del lavoro italiano è stata nel 2005-2008 appena sopra la media comunitaria e il suo costo unitario è cresciuto del 45% dal 2000 al 2009, che corrisponde a circa il doppio rispetto al valore medio del resto dell'Ue 27.

L'Italia, indica la Commissione, deve concentrarsi sulla riduzione dei costi operativi per il business e sul miglioramento dell'azione di governo centrale e governi regionali, un'azione che deve essere "coordinata".

«Dobbiamo affrontare i problemi di competitività e produttività di cui soffrono le imprese, superando i ritardi accumulati e colmando il gap rispetto ai nostri principali competitor» - commenta la Presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia. Che aggiunge: «la comunicazione sulla politica industriale adottata è un buon punto di partenza».

Il giudizio positivo di Confindustria riguarda in modo particolare le proposte formulate in materia di promozione di un contesto business-friendly, soprattutto per le piccole e medie imprese, l'accesso al credito, l'innovazione industriale, la cooperazione tra imprese, anche nell'ambito di distretti industriali e reti d'impresa, e l'internazionalizzazione delle Pmi.

«Possiamo affrontare le sfide della globalizzazione solo rafforzando la competitività delle nostre imprese e puntando su politiche di crescita sostenibile», ha detto il Ministro dello Sviluppo Economico Paolo Romani commentando la Comunicazione della Commissione Ue, e sulle azioni contenute nel piano strategico Romani ha aggiunto che «il Governo italiano le condivide e le sostiene».

Sostegno bipartisan al nuovo piano per la politica industriale è arrivato anche dagli eurodeputati italiani. «Siamo contenti che il commissario Tajani abbia presentato questo atto» ha commentato Patrizia Toia, vicepresidente della commissione Industria, Energia e Ambiente del Parlamento Europeo.
E secondo Lara Comi, vicepresidente della commissione mercato interno «l'Unione europea mostra finalmente di essere orgogliosa del suo tessuto industriale e di volerlo valorizzare come fattore di crescita e sviluppo».
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