Retail & Hospitality
Regolamenti
Tracciabilità: c'è il «made in» 2.0 nell'agenda europea
Nelle proposte di regolamento su sicurezza dei prodotti e sorveglianza di mercato presentate dalla Commissione europea riappare il tema dell’indicazione del paese di origine scartato alla fine dello scorso anno.
D.C.
14 Febbraio 2013
Cristiana Muscardini
Nome:
Cristiana
Cognome:
Muscardini
Gruppo Parlamentare:
ECR
E-mail:
cristiana.muscardini@europarl.europa.eu
Attività
Niccolò Rinaldi
Nome:
Niccolò
Cognome:
Rinaldi
Gruppo Parlamentare:
ALDE
E-mail:
niccolo.rinaldi@europarl.europa.eu
Attività
Gianluca Susta
Nome:
Gianluca
Cognome:
Susta
Gruppo Parlamentare:
S&D
E-mail:
gianluca.susta@europarl.europa.eu
Attività
Claudio Morganti
Nome:
Claudio
Cognome:
Morganti
Gruppo Parlamentare:
EFD
E-mail:
claudio.morganti@europarl.europa.eu
Attività
La
presentazione da parte della Commissione europea di un pacchetto legislativo sulla
sicurezza dei prodotti di consumo e la vigilanza del mercato per tutti i prodotti
non alimentari è un bel passo in avanti per rafforzare la protezione dei
consumatori, la
tracciabilità dei prodotti e creare davvero condizioni di
parità nei mercati internazionali.
È quanto riporta una nota congiunta di
Cristiana Muscardini,
Gianluca Susta e
Niccolò Rinaldi, da tempo impegnati a difesa del regolamento sul
made in, che fu approvato dal Parlamento europeo a larghissima maggioranza alla fine del 2010,
ma mai adottato dalla Commissione europea.
«
In questo contesto - dicono tre europarlamentari italiani -
apprezziamo l'introduzione all'interno del regolamento sulla sicurezza dei prodotti di consumo, di una disposizione specifica sull'indicazione obbligatoria del paese di origine, il cosiddetto made in, valida sia per i prodotti Ue che extra-Ue».
Gli europarlamentari vedono nell'atto della Commissione europea una diretta conseguenza della battaglia costante condotta da anni dal Parlamento europeo a favore dell'informazione ai consumatori, della
tracciabilità dei prodotti e della non discriminazione tra imprese europee ed internazionali.
Soddisfatto anche
Claudio Morganti, che si augura che «
i Paesi nordici, questa volta, non facciano resistenza».
Per Morganti il testo della Commissione europea va migliorato, con l'aiuto delle associazioni di categoria, alla voce
semilavorati, cioè «
quei prodotti realizzati in paesi extra- Ue che poi si forgiano del marchio Made in Italy solo perché la loro lavorazione è stata completata in Italia».
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