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Trasporti e città
Trasporto urbano sostenibile nelle città europee
Tag ambiente, innovazione, sicurezza
La maggior parte delle aree urbane europee sta affrontando una serie di problematiche comuni, legate non solo alla propria espansione fisica e demografica, ma anche all'ambiente e alla società. La congestione del traffico, l'inquinamento acustico e dell'aria, il fenomeno della “sovraccrescita” urbana (urban sprawl), così come l'esclusione sociale e la sicurezza stradale, sono tutte sfide che si pongono sul cammino di uno sviluppo urbano più sostenibile.
È bene chiarire che, quando parliamo di esclusione sociale, non facciamo riferimento solo a coloro che non si possono economicamente permettere certi tipi di trasporto, ma a una categoria più ampia che riguarda persone in possesso di caratteristiche individuali vincolanti per l'accesso ai mezzi (come l'età o una disabilità) e coloro che usufruiscono di scarsi o inesistenti servizi pubblici perché vivono in aree poco popolose, o perché viaggiano ad orari inusuali.
In questo contesto, i Piani per il trasporto urbano sostenibile (Sutp secondo l'acronimo inglese), in Italia chiamati Piani urbani della mobilità (Pum), possono rappresentare un efficace strumento di risoluzione tramite un approccio politico integrato e basato su principi di sostenibilità.
La Commissione europea definisce un piano di questo tipo come una combinazione di misure per la gestione della mobilità urbana che copre tutte le forme di trasporto in una pertinente area geografica. L'obiettivo degli Sutp dovrebbe essere quello di assicurare che i sistemi di trasporto rispondano all'ampio spettro di bisogni sociali, riducendo contemporaneamente al minimo l'impatto negativo su persone, ambiente ed economia. Grazie ai suddetti piani, ogni area urbana può trovare la risposta più adatta ai vari problemi secondo le sue caratteristiche specifiche, senza naturalmente prescindere da alcuni prerequisiti essenziali come la partecipazione dei cittadini e la collaborazione di tutti i soggetti interessati.
A tal proposito, alcuni paesi e città d'Europa hanno introdotto significativi esempi di Sutp legati alla mobilità sostenibile e i cui effetti saranno visibili tra 10-15 anni. Se la città di Parigi spicca per un approccio operativo efficiente e con una chiara definizione degli attori coinvolti, delle azioni e delle risorse finanziarie, Vienna è notevole per la sua visione strategica riguardo alla politica dei trasporti, così come target precisi e una ferma scala di priorità caratterizzano l'impostazione di Bruxelles e della sub-regione dell'Inghilterra dell'Ovest (comprendente Bath & North East Somerset, Bristol, North Somerset and South Gloucestershire).
Vi sono alcune misure concrete che, già applicate a questi casi, potrebbero diventare prioritarie anche per altre città, come gli incentivi per rivalutare ciclismo e podismo, il miglioramento dei servizi pubblici e della loro accessibilità, la razionalizzazione dell'uso delle macchine, la creazione di strutture stradali ben segnalate e sicure e l'applicazione di politiche coordinate per i parcheggi.
Tutti questi piani, benché applicati ad aree geografiche diverse, concordano sulla necessità di avere una scadenza a lungo termine (generalmente il 2020) e un monitoraggio costante, fissando così alcuni criteri comuni e fondamentali. Inoltre, tutti i soggetti sopra considerati promuovono un certo consenso e una partecipazione pubblica attorno a tali progetti.
Guardando al ruolo dell'Unione europea in tale contesto, va senz'altro sottolineata l'importanza del suo contributo nell'assicurarsi che il trasporto e la mobilità urbana ricoprano una posizione di rilievo nei vari ordini del giorno degli Stati membri. Tuttavia, le risposte ai problemi della mobilità urbana restano calate principalmente in una dimensione locale e, soprattutto, non tutte le città europee sono ugualmente interessate e coinvolte nel trasporto urbano sostenibile. Ciò significa che, in particolare relativamente ai Sutp, il valore aggiunto del sostegno Ue va realizzato preferibilmente attraverso delle agevolazioni, piuttosto che tramite regolamentazioni riguardo all'attuazione di tali piani.
Questo non solo applicherebbe correttamente il principio di sussidiarietà, ma permetterebbe ad ogni città di adottare le soluzioni più conformi alle proprie esigenze specifiche in modo flessibile.
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