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Ue lontana dall’obiettivo del 3% del Pil in R&D

Ue lontana dall’obiettivo del 3% del Pil in R&D
Una relazione della Commissione sottolinea l'assoluta urgenza di innovazione sul territorio. Al solito, va fatta più ricerca e sviluppo: si è sotto l'obiettivo del 3% del Pil. In Italia siamo all'1,27% e si potrebbe arrivare all'1,53% nel 2020.

10 Giugno 2011

Secondo la relazione 2011 della Commissione europea sulla competitività dell'Unione dell'innovazione, se si vuole che la strategia Europa 2020 riesca, ossia sia fonte di crescita intelligente e sostenibile, occorre che l'Ue migliori significativamente i propri risultati in materia di innovazione in più di un settore.

Una ricetta già nota
L'Ue, insomma e in sintesi, ha bisogno di investire di più e in maniera più intelligente in ricerca e sviluppo, nel settore pubblico che in quello privato, per stimolare la crescita nel medio termine e avere effetti anticiclici.
Ancora: occorre adattare i sistemi educativi alle esigenze dell'innovazione aziendale e incoraggiare le Pmi  innovative. Per la Commissaria per la ricerca, l'innovazione e la scienza Máire Geoghegan-Quinn la relazione evidenzia quanto lungo, impegnativo e accidentato sia il cammino dell'Unione dell'innovazione, pur confermando la correttezza delle scelte politiche Ue.

I dati principali della relazione
La relazione è fatta si schede in cui sono ripresi i risultati in ricerca e innovazione di ogni paese.
In allegato scaricabile, qui c'è la scheda italiana, che apre con la previsione che l'attuale trend di investimenti in R&D ci porterebbe al massimo poco sopra l'1,5% del Pil nel 2020.

Nel complesso occorre che l'Europa acceleri gli investimenti in ricerca e innovazione. Siamo lontani dalla meta del 3% del Pil investito in ricerca e sviluppo (a fronte del 2,01% nel 2009).

Nel 2008 il 24% dell'intera spesa mondiale in R&S è stata effettuata all'interno dell'Ue, contro il 29% nel 1995. Rispetto al Pil, le imprese investono due volte di più in Giappone o in Corea del Sud che in Europa.

Nel 2009 e nel 2010 a riuscire a mantenere o ad accrescere la loro spesa in R&S sono stati rispettivamente 17 e 16 Stati membri.

L'Europa arretra nello sfruttamento dei risultati della ricerca
Nell'Ue, solo il 46% dei ricercatori lavora nel settore privato (contro l'80% negli Stati Uniti).  Con il 29% della produzione nel 2009, l'UE è il primo produttore mondiale di pubblicazioni scientifiche soggette a valutazione tra pari; tuttavia, il tasso di crescita del numero di domande di brevetti presentate in Giappone e in Corea del Sud è quasi il doppio di quello dell'Ue e circa la metà degli Stati membri non produce alcun brevetto per l'Ufficio europeo dei brevetti) di alta tecnologia.
Eppure l'Europa avrebbe un forte potenziale in termini di invenzioni tecnologiche.
Per esempio, nel 2007 l'Ue ha rivendicato il 40% dei brevetti connessi con le tecnologie volte a contrastare i cambiamenti climatici.

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