Agroindustry, Food & Health
Catena di fornitura agroalimentare
Un mediatore europeo per la tutela degli agricoltori
Nome: Herbert
Cognome: Dorfmann
Gruppo Parlamentare: PPE
E-mail: herbert.dorfmann@europarl.europa.eu
Un ombudsman europeo per il mercato food
Dietro proposta
del Prof. Roger Clarke dell'Università di Cardiff,
gli europarlamentari hanno suggerito alla Commissione Agricoltura (Agri)
riunitasi il 4 maggio l'istituzione della figura di un mediatore
europeo incaricato del settore alimentare; a lui il compito di dirimere le controversie
contrattuali tra i piccoli produttori e le grandi catene di distribuzione, i
cui margini sono considerati eccessivi in un periodo nel quale il calo del reddito
degli agricoltori è stato in Europa del 12% medio, con punte del 25%
in Italia e 35% in Ungheria.
Maggiore equilibrio tra le fasi della filiera
Richieste, inoltre, misure in grado di garantire la corretta competizione, assicurare
trasparenza tra gli attori che intervengono nella filiera e impedire la concentrazione
del mercato nelle mani di poche grandi catene.
In risposta ad una comunicazione della Commissione dell'ottobre 2009 nella quale il punto di debolezza all'interno della supply chain era individuato nell'inadeguatezza contrattuale, il parlamentare francese Josè Bové (Verdi- Efa) ha presentato una bozza di risoluzione. Si chiede che i 20 più importanti distributori del settore nell'Ue siano obbligati a presentare annualmente un rapporto su domanda, offerta e trend dei prezzi. Ci dovrà essere un maggior controllo sui costi reali di produzione per gli agricoltori e i prezzi praticati al consumatore: in molti casi il costo della materia prima fornita dall'agricoltore può rappresentare anche solo il 5% del prezzo del prodotto lavorato.
Dovranno essere prese in considerazione misure atte a contrastare pratiche sleali: l'imposizione di prezzi estremamente bassi per grandi volumi a piccoli produttori senza potere negoziale nei confronti delle grandi industrie di trasformazione e dei grandi distributori e i ritardi nei pagamenti.
Volatilità dei prezzi e ingiustizia sociale
Bové evidenzia, inoltre, come la situazione attuale
del settore agroalimentare abbia generato ingiustizia sociale: i produttori
si ritrovano spesso nelle condizioni di dover chiudere la propria attività
e, allo stesso tempo, molte famiglie sono in difficoltà di fronte a prezzi
sempre più elevati. “Entrambi, agricoltore e consumatore, sembrano
essere perdenti alle due estremità della catena alimentare, in un momento
in cui i settori della trasformazione, del commercio, dei grossisti e dei dettaglianti
possono più facilmente compensare la volatilità dei prezzi”
afferma Bové.
E' stata inoltre sottolineata anche la necessità di nuove regolamentazioni a tutela degli agricoltori per evitare che si creino squilibri troppo forti e posizioni dominanti nella filiera e a garanzia del loro reddito.
Le opinioni
D'accordo anche il portoghese Luis Capoulas Santos
(PES, PT) e l'italiano Herbert Dorfmann (EPP, IT)
sulla necessità di nuovi modelli che permettano prezzi accettabili per
tutti gli stakeholder.
Il relatore speciale delle Nazioni Unite sul diritto al cibo, Olivier de Schutter, ha spiegato come la “concentrazione del mercato alimentare” significhi “riduzione della fetta destinata ai produttori” ribadendo la necessità che delle autorità antitrust si occupino di dirimere la questione, tutt'altro che semplice.
Secondo Xavier Durieu, Segretario Generale di Eurocommerce, associazione di commercianti al dettaglio, grossisti e grandi distributori internazionali, l'attuale legislazione antitrust è insufficiente e va ulteriormente implementata, tenendo sempre sotto controllo il rischio di un eccesso di burocrazia ingenerato dalla richiesta di aumento della trasparenza dei prezzi.
Suggerita anche l'idea di incentivi agli agricoltori; secondo il romeno Rares-Lucian Niculescu (EPP) la modernizzazione dei loro sistemi di produzione potrebbe migliorarne notevolmente la competitività.
Per quanto concerne l'Italia in particolare, i costi esterni legati ai trasporti, alle forniture di energia, alle tasse, alla tecnologia, alla logistica e alle consulenze arrivano a toccare il 27% del costo totale, come ha rilevato Francesco Contò, Professore di Economia e Sviluppo Rurale all'Università di Foggia. Questi costi dovrebbero essere ridotti per poter assicurare il reddito agli agricoltori.
La Commissione dovrà votare la bozza di risoluzione nel mese di giugno; a settembre la discussione in sessione plenaria.
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