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Politiche
Van Rompuy: l'Europa inizi la rivoluzione energetica
23 Febbraio 2011
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Che ci sia fermento è chiaro anche dal richiamo della Commissione, che lo scorso novembre aveva tracciato le priorità su cui investire, i corridoi elettrici e del gas che dovrebbero aumentare l'indipendenza energetica dell'Europa.
Per Van Rompuy il concetto di rivoluzione è in stretto rapporto con l'obiettivo di ridurre fino al 95% le emissioni di Co2 rispetto ai livelli del 1990. Occorre una strategia proiettata al futuro che, però, sappia centrare obiettivi intermedi, indispensabili per non rimanere fermi ancora prima di cominciare.
Tutto ruota intorno alla sicurezza delle forniture. È questo “l'investimento per il futuro” che, secondo Van Rompuy, dovrà realizzarsi in alcune tappe. Entro il 2012, gli Stati membri dovranno informare la Commissione sugli accordi bilaterali con paesi extra europei, come primo passo verso una maggiore integrazione dei mercati energetici.
Intanto, bisognerà definire un quadro di norme per far funzionare in modo omogeneo le reti intelligenti (smart grids) e i contatori elettronici in tutto il territorio europeo. Il 2014 è la data stabilita per far nascere un mercato unico dell'energia, in cui gli operatori dei vari paesi possano competere tra loro senza barriere tecnologiche e amministrative.
Dopo il 2015, nessuno stato dovrà rimanere isolato dalle reti comunitarie di elettricità e gas; le nuove infrastrutture dovranno assicurare la libera circolazione dell'energia con particolare attenzione alle fonti rinnovabili (collegamenti degli impianti eolici offshore e delle centrali solari) e all'efficienza, equilibrando i flussi di domanda e offerta e riducendo gli sprechi.
Van Rompuy ha poi ricordato il tasto dolente della politica europea verso il 2020, quell'efficienza energetica - nell'edilizia, nei trasporti e nell'industria - che è rimasta troppo indietro nell'agenda dei 27. La produzione europea di energia, ha infine aggiunto Van Rompuy, soddisfa meno della metà della domanda continentale; e la nostra dipendenza dall'estero potrebbe salire al 70% nel 2030 senza interventi correttivi. Bisogna quindi rafforzare la cooperazione con altri paesi, che siano i biocarburanti in Brasile, lo stoccaggio geologico della CO2 in Cina o il gas non convenzionale negli Stati Uniti: l'Europa deve guardare anche oltre i suoi confini per investire con profitto nell'economia verde.
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