Building, Energy & Environment
Combustioni industriali
Verso vincoli più rigorosi sulle emissioni industriali
04 Maggio 2010
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La Commissione Ambiente (Envi) del Parlamento Europeo, concorde su un minimo compromesso molto vicino alla posizione del Consiglio, ha deciso in seconda lettura di concedere altro tempo agli impianti di combustione e alle centrali elettriche a combustibile fossile per adeguarsi a regolamentazioni più restrittive in materia di emissioni industriali.
Purtroppo, come ha spiegato il deputato tedesco Holger Krahmer, in molti paesi europei manca la volontà politica di chiedere standard ambientali più elevati da parte degli impianti industriali nei loro processi produttivi. I grandi impianti di combustione avranno certamente più tempo per adeguarsi.
Al fine di ridurre l'inquinamento industriale, secondo la direttiva Ippc (Integrated Pollution Prevention and Control) gli operatori di circa 52.000 impianti industriali in tutta l'Ue devono richiedere alle autorità degli Stati Membri specifiche autorizzazioni concesse solo nel caso in cui vengano soddisfatti una serie di requisiti di protezione ambientale; con l'obiettivo di contenere problematiche ambientali e di salute pubblica come le piogge acide e l'asma, e tenendo conto delle prestazioni ambientali complessive, vengono ulteriormente abbassati i limiti riguardanti le emissioni di biossido di zolfo, ossido di azoto e polveri, ma non di anidride carbonica.
Nel tentativo di semplificare il carico burocratico per amministrazioni pubbliche e industrie private, oltre che per contenere le disparità nel recepire l'attuale regolamentazione, sette diverse direttive tra cui l'Ippc saranno riunite in un unico testo.
Il termine del 2016, stabilito in un primo tempo, è stato posticipato: i grandi impianti di combustione avranno a disposizione ulteriori 3 anni per adeguarsi, fino alla metà del 2019. Ciò permetterà di portare a termine i piani nazionali di transizione entro la fine del 2020 ma l'estensione della scadenza non sarà applicata ai piani di transizione messi a punto prima del 2003. Le emissioni complessive degli impianti industriali nel periodo di transizione devono in ogni caso rispettare i tetti annuali, che di anno in anno vanno progressivamente ad abbassarsi.
Alcuni impianti di combustione potranno chiedere una deroga e di essere esentati dall'applicazione delle più rigide nuove normative purché, trascorso il termine del 2016, non funzionino per più di 12.500 ore da lì alla fine del 2020. Per ottenerla dovranno, in ogni caso, rispettare i requisiti definiti dalla precedente direttiva sulle emissioni di biossido di zolfo, ossido di azoto e polveri.
È prevista una certa flessibilità per le pubbliche amministrazioni che avranno un margine di libertà nel concedere le autorizzazioni. Il voto degli europarlamentari ha, però, espresso la necessità di definire e chiarire le condizioni sotto cui potranno essere fatte eccezioni e concessi vincoli meno restrittivi sulla base di particolari condizioni tecniche o locali. Deroghe a quanto riportato nel Bref (Bat REFerence document), ossia il documento di riferimento sulle migliori tecnologie disponibili (Bat - Best Available Techniques) saranno applicabili nei casi in cui i costi dovessero superare in modo evidente i benefici ambientali; anche l'opinione pubblica locale dovrà esserne informata in tempo per fornire il proprio parere e intervenire nel processo decisionale.
Richiesta alla Commissione una proposta di legge che definisca i requisiti minimi validi per tutta l'Unione per quanto riguarda il valore dei limiti di emissione oltre che per i requisiti di monitoraggio e conformità, sulla base dell'impatto complessivo dell'attività industriale e degli obiettivi in termini di applicazione delle Bat.
La sessione plenaria con la quale il Parlamento dovrà esprimersi su tali questioni è programmata per il prossimo luglio.
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