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Agricoltura

Vino: diritti d’impianto nell’agenda parlamentare

Lo rivela Paolo De Castro in relazione al tema della liberalizzazione dei vigneti, prevista per il 2015. Scottà: c'è rischio di delocalizzazione e di contraffazione.

20 Marzo 2012

«Il Parlamento é pronto a fare la sua parte e a lavorare per il mantenimento dei diritti d'impianto per i vigneti oltre il 2015, anno in cui dovrebbero essere liberalizzati secondo quanto disposto dall'Ocm vino».

Lo ha detto il Presidente della Commissione Agricoltura e Sviluppo rurale Paolo De Castro all'audizione organizzata dal Parlamento europeo sulla liberalizzazione dei vigneti in Europa, iniziativa che ha visto la presenza di vari ministri dell'agricoltura, tra cui quelli italiano, francese e tedesco e di rappresentanti del mondo produttivo.

Per De Castro c'è una posizione contraria «chiara e netta, sulla quale il Parlamento si era espresso a larghissima maggioranza già lo scorso luglio nell'ambito della relazione sulla Pac 2020 e che oggi trova sponda anche tra numerosi ministri».

Il Trattato di Lisbona e il conseguente allargamento della codecisione in materia agricola rappresenta, per De Castro, lo strumento per consolidare l'asse Parlamento-Consiglio.

Nell'agenda dei lavori della Commissione Agricoltura c'è da subito l'esame dei risultati di uno studio sugli impatti della liberalizzazione dei diritti di impianto nel settore vitivinicolo dell'Unione Europea.

Giancarlo Scottà rincara la dose: «la liberalizzazione degli impianti dei vigneti - esprime in una nota - metterebbe a rischio l'eccellenza del settore vitivinicolo europeo di qualità. Si andrebbe incontro a una più facile delocalizzazione della produzione vinicola nostrana verso aree geografiche più vantaggiose per quanto riguarda, ad esempio, i costi di produzione, a danno della genuinità del Made in Italy. È anche sul sistema dei diritti che abbiamo fondato le basi per la nostra viticoltura di qualità. Ora dobbiamo pensare ai passi successivi, la tutela delle nostre produzioni di qualità, al di fuori dell'Ue, e maggiori controlli per combattere la contraffazione e l'utilizzo improprio delle nostre denominazioni».